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Il nuovo libro della giornalista Lucrezia Argentiero

 Mercoledì 21 settembre 2022

“Il sogno di Luz”, il nuovo libro di Lucrezia Argentiero.

Storia illustrata che educa a non sprecare il cibo e ruota attorno al tema della diversità e dell’accettazione.

Amami, perché, senza di te, niente posso, niente sono (Paul Verlaine)

“Il sogno di Luz” è una storia illustrata, ambientata a Biancolatte, un piccolo paese dove mancano le emozioni e dove tutto è bianco, ovattato e omologato. “Il sogno di Luz”, ideato e scritto da Lucrezia Argentiero (self publishing, pagg. 64) è un libro per tutte le età, una favola di desideri che ha l’intento di educare a non sprecare il cibo e tocca argomenti importanti e di attualità quali la diversità e l’accettazione. Tutti abbiamo sperimentato, sulla nostra pelle, le prese in giro per un difetto o siamo noi stessi a screditarci, confrontandoci con immagini stereotipate. La verità è che si nasce tutti diversi e che è proprio un difetto a renderci unici. 

Il libro, corredato da numerose tavole a colori (realizzate dall'illustratore Leo Semeraro), vuole essere uno strumento efficace per svolgere, attraverso la lettura, un’azione formativa e informativa, utile a comunicare il valore dell'imperfezione alle nuove generazioni. Con “Il sogno di Luz” si può insegnare ai bambini a non selezionare frutta e verdura inseguendo la bellezza esteriore, ma a essere cittadini consapevoli e rispettosi di un pianeta sempre più fragile e delicato che necessità di un cambiamento profondo da parte dei suoi abitanti.

«È ora di smetterla di mangiare con gli occhi. Gli occhi, da soli, danno un’idea sfocata della realtà, facendoci scartare tutto quello che non ci sembra bello, pur essendo di qualità. Per colpa degli occhi, ogni anno, un terzo della produzione di frutta e verdura viene lasciata a marcire nei campi, solo perché non rispecchia certi standard. Ora, più che mai, dobbiamo ricucire quello strappo tra produzione e consumo, rivedendo i canoni estetici che applichiamo a ciò che mangiamo».

Così sottolinea l'autrice che ha fondato Whynok (www.whynok.com), il primo movimento italiano che si impegna a combattere questo spreco. L’hashtag del movimento è #sonoperfettomanessunolosa e riguarda tutti noi. Essere “imperfetti” significa essere noi stessi ed è un puro atto di rivoluzione. La stessa rivoluzione deve valere per quello che scegliamo di mangiare.

«La diversità è sinonimo di autenticità e non di minore qualità. Con questa storia illustrata voglio porre l’accento sulla scintilla proprio dell’unicità che è in ognuno di noi. La mia favola è un invito a credere nei sogni e a inseguirli con qualsiasi mezzo. È un incoraggiamento a cercare di vivere sempre a colori e a guardare con occhi differenti. È un pensiero semplice, ma tanto difficile da trasformare in realtà».

Il sogno di Luz è la storia perfetta per cambiare il mondo ma per farlo c’è bisogno dell’aiuto di tutti.

 

SINOSSI
Luz vive a Biancolatte, un paese color neve dove vige il silenzio e la perfezione. La piccola Luz che tutti chiamano la “ribelle” vuole cambiare il mondo, renderlo più colorato e meno perfetto. Insieme a Claretta, l’influencer a 4 zampe di Iattagram, uno dei social più in voga, dà inizio alla piccola/grande rivoluzione. La favola si colora con un volo magico che profuma di libertà e di cambiamento. Luz, Claretta e i suoi amici pennuti si ritroveranno su una strana collina popolata dagli “scherzi della natura”, fra cui Mastro Pomodoro, Carotino, Mimina la fragolina, Uvetta e Luigina la Melanzana. I bizzarri abitanti hanno tutti dei difetti estetici, per questo sono stati scartati e accatastati. Ma con un semplice e geniale espediente dell’intrepido Pettirosso potranno finalmente aver il meritato riscatto, facendo gustare la loro bontà.

Piero Franco non c'è più

 Domenica 18 settembre 2022

Casciago dice addio a Pietro Franco, conosciuto da tutti come Piero, 74 anni, volto noto e gentile di Morosolo. Originario di Ceglie Messapica, in Puglia, da tanti anni viveva in provincia di Varese.

È stato nella Polizia di Stato fino alla pensione, ha vissuto in divisa gli anni del terrorismo politico, partecipando a diverse missioni speciali che raccontava con passione e trasporto. Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana insignito dal Capo dello Stato il 27 dicembre 2006, ha partecipato attivamente alla vita del paese tessendo le fila del centrodestra in diverse elezioni comunali e partecipando alle iniziative della comunità.

Ha lasciato la moglie Aurelia, i figli Fabio e Chiara e l’amato nipotino Leonardo. Il funerale si è svolto martedì 13 settembre, alle ore 15:00, nella chiesa dei Santi Agostino e Monica a Casciago.

Esito della sentenza della drammatizzazione del processo di Verona

 Domenica 18 settembre 2022

REVISIONE E RESCISSIONE DELLA SENTENZA PRONUNCIATA IL 10.1.1944 DAL TRIBUNALE STRAORDINARIO SPECIALE DI VERONA.

 Alla conclusione della drammatizzazione del processo con la Presidenza del dott. Massimo Brandimarte, verbalizzante l’Avv. Stefania Bello, Procuratore Generale dott. Salvatore Cosentino, Difensore l’Avv. Augusto Conte, Consulente per l’Accusa il prof. Michele Zurlo, Consulente per la Difesa l’On. Prof. Pietro Mita, Presidente della Giuria l’Avv. Carlo Panzuti, è stata pronunciata la seguente decisione:

CORTE DESIGNATA AL PROCESSO DI REVISIONE E RESCISSIONE

In nome del Popolo Italiano La Corte in intestazione, nella composizione data e riportata

  Avv. Carlo Panzuti

     Presidente

  Pina Argentiero

     Consigliere

  Danilo Cito

     Consigliere

  Barbara Mezzano

     Consigliere

  Alessandro Passaro

     Consigliere

  Dicembre Franco Pio

      Consigliere

    Enrico Quattrocchi

  Consigliere

  Domenico Strada

     Consigliere

  Maria Concetta Vitale

      Consigliere

   chiamata a decidere sull’ammessa richiesta di revisione e rescissione del giudicato della sentenza emessa in data 10 gennaio 1944 in Verona dal Tribunale Speciale Straordinario (istituito con decreto legislativo del Duce dell’11 dicembre 1943, pubblicato in G.U. n. 269 del 18 novembre 1943, e costituito con la nomina dei componenti in virtù del decreto legislativo del Duce del 27 dicembre 1943, pubblicata in G.U. n. 4 del 7 gennaio 1944), emana la seguente

Sentenza

• vista la costituzione delle parti;

• vista l’ammissione della richiesta di revisione e rescissione, così come presentata

dall’Assessore alla Cultura del Comune di Ceglie Messapica e per le finalità allegate;

• vista l’istruttoria esperita;

• sentita la discussione dei difensori delle parti;

rileva:

1) Si pone innanzitutto all’attenzione la questione sul giudice naturale precostituito per legge, la quale va nella specie scrutinata in base all’art. 71 dello Statuto Albertino (legge fondamentale primaria all’epoca vigente).

Esso statuisce che “Niuno può essere distolto dai suoi giudici naturali. Non potranno essere creati tribunali o commissioni straordinarie”.

Il Tribunale Speciale Straordinario, che ha emesso la decisione oggetto di esame, risulta illegittimamente istituito e costituito in violazione della citata norma costituzionale ed anche perchè i decreti legislativi del Duce non sono stati adottati dagli organi costituzionali previsti nello stesso Statuto Albertino, collettivamente il Re, il Senato e la Camera (art. 3).

2) Sempre sul tema dell’illegittimità istituzione del Tribunale in argomento si evidenzia che il 2° comma del decreto legislativo 27.12.1943 prevede che “Il Tribunale Speciale Straordinario sia nelle istruzioni che nel dibattimento applicherà, in quanto possibile le disposizioni del Codice di Procedura penale ordinario e, occorrendo, quelle della procedura

1 penale militare”, così apparendo che a maggior ragione detta istituzione del tribunale deve essere conforme all’ordinamento giudiziario ordinario vigente in quel dato momento.

3) L’istituzione del Tribunale Speciale Straordinario è avvenuta inserendo nel testo del decreto legislativo 11.11.1943 espressamente che i fascisti del Gran Consiglio del giorno del 24 luglio 1943 “tradirono l’Idea Rivoluzionaria alla quale si erano votati fino al sacrificio del sangue e col voto del Gran Consiglio offersero al re il pretesto per effettuare il colpo di Stato”.

Ed infatti, nel verbale della seduta del Consiglio dei Ministri tenuta il 27 ottobre 1943 in cui fu licenziato il testo del decreto legislativo 11.11.1943, nella relazione è scritto che “una sinistra congiura tra il Re e taluni dei generali, gerarchi e ministri che dal Fascismo più di tutti avevano tratto vantaggi, colpiva il regime alle spalle ...”.

Nel decreto istitutivo del tribunale vi è, dunque, la dichiarazione e l’accertamento del tradimento dell’Idea sanzionato con la morte nell’art. 1, lett. a) contestato agli imputati. Tanto che lo stesso tribunale sentenzia innanzitutto che il compito affidato della condanna è già contenuto nel decreto 11.11.1943 e che si prosegue nell’esporre gli ulteriori motivi per dare conto della serietà dell’operare dell’organo e dei componenti.

Si è in presenza di una decisione di condanna contenuta già nel decreto istitutivo della norma penale incriminatrice e dell’organo giudicante.

La fattispecie appare così aborme e conduce alla certa illegittimità del potere di pronunciare giustizia da parte del Tribunale Speciale Straordinario.

4) Il reato contestato di tradimento dell’Idea Rivoluzionaria è nato con la pubblicazione del decreto legislativo 11.11.1943 in G.U. n. 269 del 18.11.1943, successiva ai fatti contestati avvenuti sino al 24 luglio 1943.

L’art. 2 del codice penale dell’epoca (codice Rocco) prevedeva l’irretroattività della norma penale, facendo così uso del principio costituzionale di legalità, tuttora vigente: nessuno può essere giudicato per un fatto che non è previsto dalla legge vigente al momento della commissione dello stesso.

5) L’art. 9 della legge 9 dicembre 1928 n. 2693, rubricata “Ordinamento e attribuzioni del Gran Consiglio del Fascismo”, pubblicata in G.U. n. 287 dell’11 dicembre 1928, prevede che “Nessun membro del Gran Consiglio può essere arrestato, salvo il caso di flagrante reato, né sottoposto a procedimento penale, né assoggettato a provvedimenti di polizia, senza l’autorizzazione del Gran Consiglio”.

Dagli atti del processo emerge che gli imputati siano stati arrestati e sottoposti al procedimento penale, senza che vi fosse la necessaria e preventiva autorizzazione dell’organo di cui facevano parte.

Ne consegue che i condannati non erano perseguibili e imputabili senza che vi fosse tale autorizzazione, riverberandosi tale mancanza sull’intero svolgimento dell’istruzione e del dibattimento, travolgendolo per evidente illegittimità.

6) L’esame e le valutazioni offerte ricevono conferma anche scrutinando la vicenda processuale facendo applicazione della legge vigente all’epoca del procedimento di revisione e rescissione.

7) In ogni caso e nel merito, a tanto limitando l’analisi anche per ragioni di economia processuale, si rileva che il Duce, presidente di diritto del Gran Consiglio del Fascismo (art. 2 legge n. 2693/1928) nella sua qualità di Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato,

2non solo non aveva l’obbligo di presentarsi al Re per consegnarli il c.d. ordine del giorno “Grandi” (poiché quanto contenuto nell’atto non assume la veste giuridica di deliberazione di cui all’art. 11 legge n. 2693/1928, siccome non può costituire una direttiva politica del Partito Nazionale Fascista la rimessione del mandato di comandante delle forze militari assunto dal Capo del Governo in virtù di una prerogativa esclusiva del Re; né tantomeno assume la veste giuridica di un parere consultivo ai sensi del successivo art. 12, esulando dai casi tassativi previsti), ma avrebbe potuto non farlo senza essere soggetto a costrizione o diretta persecuzione per tale comportamento.

Così che l’avere il presidente del Gran Consiglio e Capo del Governo ritenuto sua sponte di comunicare al Re il c.d. ordine del giorno, oltre ad assumere un connotato storico da indagare nella sua genesi, lede il nesso fra causa ed effetto scaturente dall’adozione del citato ordine del giorno, mostrando che nella specie manca uno degli elementi per la sussistenza dei reati contestati.

P.Q.M

La Corte, definitivamente pronunciando sulla revisione e rescissione del giudicato della sentenza emessa in data 10 gennaio 1944 in Verona dal Tribunale Speciale Straordinario, così

provvede:

assolve tutti gli imputati dai reati loro ascritti perché il tradimento dell’Idea rivoluzionaria contestato non era previsto in una norma penale al momento della commissione contestata sino al 24 luglio 1943 e dunque non sussiste come reato.

Così deciso nella camera di consiglio del 16 settembre 2022 in Ceglie Messapica.

Si procede al deposito e alla pubblicazione della decisione in pari data.

Carlo Panzuti

Pina Argentiero

Danilo Cito

Barbara Mezzano

Alessandro Passaro

Dicembre Franco Pio

Enrico Quattrocchi

Domenico Strada

Maria Concetta Vitale

Revisione del processo di Verona a cura dell'Avv. Augusto Conte

 Sabato 17 ottobre 2022

Dalle parole dell'Avv. Augusto Conte: "La sentenza del Tribunale Speciale Straordinario di Verona del 10 gennaio 1944, che condannava alla pena di morte i componenti del Gran Consiglio del Fascismo che il 25.7.1943 sottoscrissero l‘Ordine del Giorno “Grandi”, determinando la fine del regime, non ha mai formato oggetto di revisione; con il Decreto Luogotenenziale 27.7.1944, n. 159 furono annullate tutte le sentenze fondate su leggi a loro volta annullate, tra le quali i decreti della Repubblica Sociale di Salò che a partire dal 13.10.1943 reintrodussero i Tribunali Speciali e istituirono un apposito titolo di reato per i partecipanti alla seduta e alla votazione.

La “drammatizzazione” della revisione della sentenza, rappresenta una rivisitazione, storica, giuridica e sociologica, oltre che letteraria ed estetica, del tragico caso giudiziario, nel quale si “scontrarono” diverse egemonie, rendendo subalterno il diritto e la giustizia, attraverso la individuazione degli aspetti storico-critici degli eventi, anche in riferimento al sistema giudiziario adottato, alla validità delle accuse, al significato giuridico della decisione, al periodo storico in cui maturò l’idea del processo, con il relativismo connesso al trascorrere del tempo e al mutamento della società e al riconoscimento dei diritti di libertà,

Il “processo” è solo analogicamente raccordato al processo di revisione stabilito dal Codice processuale, e si caratterizza con una connotazione culturale."

 

Dell'Avvocato Augusto Conte: "Ringrazio LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO e in particolare Agata Scarafilo per la divulgazione dell’evento, approfonditamente descritto, della revisione drammatizzata della Sentenza 10.1.1944 pronunciata a seguito di quello che è passato alla Storia come IL PROCESSO DI VERONA.

La revisione affidata alla valutazione della Giuria riguarda specificatamente gli aspetti storico-giuridici della motivazione della sentenza e richiama alla memoria e alla argomentazione discorsiva i principi universali del diritto e dell’etica, tracciati per la prima volta da Aristocle detto Platone nel Dialogo Il Critone nel quale Socrate, dopo la sentenza di condanna a morte, si esprimeva sulla applicazione delle leggi, da osservare anche quando fossero ingiuste."

Le precedenti drammatizzazioni, processo Cotturelli per la Settimana del Brigante a Villa Castelli, processo Ciaia, a Fasano; processo Dante Alighieri e figli, sono visibili su YouTube.

Ringrazio l’Assessorato alla cultura del Comune di Ceglie Messapica e l’UNITRE per avere raccolto l’ideazione del processo di revisione."