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Il nuovo libro dell'Avv. Augusto Conte

Venerdì 31 gennaio 2024
Il nuovo libro dell'Avv. Augusto Conte.

Dalle sue parole: "APOLOGIE MAGISTRALI - ELOGIO DELLA PAROLA 
 Edizioni Grifo, Lecce, 2025.
 Il mio nuovo libro, che ho l’onore di presentare sul mio profilo Facebook, esalta la parola, prodigio universale che trasforma la vita infondendole umanità, svelando i misteri e l’essenza del pensiero che diviene logos, verbo, manifestazione della mente.
 La parola esprime la sua magia nelle apologie, laddove diventa difesa, mediante il ragionamento discorsivo nel campo del diritto, persuasione, nella competizione politica, convinzione, nella esaltazione del coraggio, appagamento, nelle orazioni celebrative, ispirandosi all’arte creativa della retorica in una dimensione intuitiva e dialettica.
 Le letture delle apologie classiche, greche e latine, consentono di attualizzare e contestualizzare i fatti e gli avvenimenti, interpretando il nostro tempo, per approfondire e coltivare un pensiero profondo.
 Il libro, che contiene in apertura dei capitoli aforismi e espressioni caratterizzanti l’autore della apologia, dopo la descrizione della personalità, riproduce le apologie commentate.
 La antologia propone la apologia di Caino, riscritta da Camilleri; quella di Apollo in difesa di Oreste, di Eschilo; le logografie di Lisia, contro Eratostene e in difesa di Eufileto; la apologia di Emone in difesa di Antigone, di Sofocle; la apologia di Socrate riprodotta da Platone; le “filippiche” di Demostene contro Filippo II e Eschilo; la apologia in difesa di Milone, di Marco Tullio Cicerone; la difesa dinanzi al Senato di Caio Giulio Cesare; la difesa di Publio Orazio in favore del figlio Orazio di Tito Livio; le apologie di Ulisse e Aiace Telamonio di Publio Ovidio Nasone; le apologie di Calcago e di Giulio Agricola, di Publio Cornelio Tacito; la autodifesa di se’ stesso e di Lucio, di Lucio Apuleio."

Presentazione del libro dell'Avv. Augusto Conte

Martedì 14 maggio 2024

Nell'ambito della rassegna INCONTRI LETTERARI DI PRIMAVERA, si è svolto il secondo appuntamento. L'autore Avv. Augusto Conte, ha presentato il libro "L'AVVOCATO A TEATRO", Ed. Grifo, Lecce. Ha dialogato con l'autore, con provata esperienza, la prof.ssa Milena D'Amore, vice presidente dell'UniTre di Ostuni. Il Dr. Mino De Masi, già Caporedattore del nuovo Quotidiano di Puglia, ha moderato l'incontro.


L’AVVOCATO A TEATRO

Con l’iniziativa INCONTRI LETTERARI DI PRIMAVERA il prof. Massimo Gianfreda, Presidente della Associazione Musicale CAELIUM (che compie trenta anni dalla fondazione) ripropone le Arti Liberali ricomprendendo la grammatica, la retorica, la dialettica (Arti del Trivio) e l’aritmetica, la geometria, la musica, l’astronomia (Arti del Quadrivio).
Appropriatamente il libro su cui si è discusso Domenica 12 maggio, descrive la Retorica Teatrale, che attinge alla poetica, alla letteratura, all’opera lirica, alla tragedia, alla commedia, al dramma, alla parodia.
Nelle rappresentazioni teatrali non poteva sfuggire la raffigurazione di casi giudiziari, di processi e dei suoi protagonisti, principalmente giudici e avvocati, con la messa in scena delle narrazioni di “drammi giudiziari”, come è risultato dagli interventi “incrociati” di Mino De Masi e Milena D’Amore con l’Autore.
La caratterizzazione degli avvocati attraverso le finzioni teatrali, con i commenti di etica professionale dei professionisti legali e anche di “clienti” sono descritti nei testi proposti da vari Autori, da Eschilo, Riccardo da Venosa, Goldoni, Pirandello, Campanile, De Filippo, Shakespeare, Di Giacomo, Durrenmatt e riflettono la mitologia e la realtà, la divinità e l’umanità, la passionalità e la freddezza, la comicità e la serietà, la chiarezza e l’oscurità’, la cultura e la incultura, la saggezza e l’insipienza, la sapienza e l’ignoranza, la scaltrezza e la dabbenaggine, l’onestà e disonestà, la sincerità e l’ambiguità, la correttezza e la slealtà, il senso morale e l’assenza di etica professionale.
Il lettore si identifica con lo spettatore partecipando e ritrovando sé stesso, sia come Avvocato che come Cliente, nelle rappresentazioni.

L'evento si è tenuto DOMENICA 12 maggio, alle ore 19:00, presso l'Auditorium Casa della Musica di Ostuni.
Prossimo appuntamento alla Casa della Musica il 19 maggio, ore 19.00. In programma un'interessante serata "Versi di primavera" dedicata alla poesia e alla musica.

Meeting in onore e su Bartolo Longo

 Domenica 29 ottobre 2023
In onore dell’Avvocato Beato BARTOLO LONGO di Latiano.

Nei giorni scorsi l'Avvocato Augusto Conte ha partecipato al meeting in onore e su Bartoo Longo.
Dalle parole: "L'altra sera è stata avviata la settimana bartoliana con il Meeting 2023, Cittadinanza Piena Universale indetta dalla Fondazione Opera Beato Bartolo Longo (animata e presieduta da don Franco Galiano) del quale è in corso la “causa” per la canonizzazione.
 Nell’ambito del tema dell’anno, “Verso la Città della Pace, Profetica e Bartoliana Nuova Pompei, Modello per il Mondo” ho trattato l’argomento dei Diritti Umani, dei quali Bartolo Longo fu Apostolo e Profeta, ispirando le sue azioni, in difesa degli “ultimi”, accogliendo i figli dei detenuti, gli orfani e le orfane, a salvaguardia della spiritualità dell’anima, e svolgendo una elevata missione a tutela delle libertà e dei diritti umani fondamentali e inalienabili della persona.
I diritti umani, secondo la condivisibile dottrina giusnaturalistica, sono connaturati alla persona, essendo nati con la persona stessa, essendo intrinsechi alla natura umana.
Al di là delle concretizzazione negli Ordinamenti di diritto positivo, i diritti umani riguardano la vita, la libertà, la salute, il lavoro e la prerogativa di partecipazione alla formazione della convivenza sociale che è soprattutto fondata sulla pace, della quale Bartolo Longo fu operatore."

Il nuovo libro dell'Avvocato Augusto Conte

 Giovedì 26 ottobre 2023

AUGUSTO CONTE. L'AVVOCATO A TEATRO. Edizioni Grifo, Lecce, 2023.

 "Le drammatizzazioni teatrali forniscono significati antropologici e psicanalitici, in ogni epoca, a iniziare dalle culture Greche e Latine, dalle quali sono venute al mondo moderno gran parte delle concezioni e delle pratiche teatrali, e attraversando il Medio Evo, si estendono alle esperienze della modernità, assumendo svariate forme di comunicazione e di sapere.
La “messa in scena”  degli aspetti più o meno notevoli della vita sociale, nei quali la tensione raggiunge alti valori nello scandagliare e scrutare nella profondità dell'animo e nelle molteplici vicende dei rapporti umani, ha attratto autori e pubblico, per configurare e assistere, attraverso la “finzione”, ai propri pregi e alle virtuosità, ai difetti e ai vizi, ai comportamenti positivi o negativi, alle aspirazioni e alle delusioni, in una prospettiva da “autori” e da “spettatori”, per osservarsi e osservare, tenendo in tal modo fede alla stessa etimologia della espressione “teatro”, che designa non solo il luogo fisico dello “spettacolo”, ma anche la visione dell'evento teatrale: i fatti personali diventano occasione per dibattere e discettare di sistemi di vita, di giustizia, di verità. 
 Il processo diviene materia e argomentazione tematica e modello strutturale centrale, per le sue caratteristiche “narrative”, di opere teatrali, riportando sulla scena, in alcuni casi, l'intera narrazione, dentro un'aula di tribunale; e gli spettatori prendono posto, idealmente, accanto a coloro che sono chiamati simbolicamente a rappresentarli, per lo più giudici e avvocati, con partecipazione emotiva e una attenzione critica elle scene che si svolgono davanti a loro: Euripide, nella tragedia classica, Ruggero da Venosa; nella commedia elegiaca; Goldoni, De Filippo, nella commedia di carattere; Shakespeare, Di Giacomo, Pirandello, Durrenmatt, nel dramma; Campanile, Amendola, Corbucci, nella commedia umoristica mettono in scena l'avvocato e il processo, quale argomentazione strutturale, per le loro caratteristiche narrative, fortemente spettacolari.
L'occasione delle rappresentazioni teatrali e delle esperienze drammaturgiche in cui sono configurate vicende giudiziarie, offre motivi per analizzare l'etica dell'avvocato attraverso il suo riflesso teatrale; le sceneggiature teatrali forniscono immagini dell'intero mondo forense. 
 E' naturale e normale che sull'avvocato si appuntino le attenzioni di scrittori, di autori di teatro, della intera società, per raccontarne le <imprese> professionali, ricche di suggestioni e impreziosite dal patrimonio intellettuale acquisito nel tempo. 
 Nelle rappresentazioni non poteva sfuggire la raffigurazione dei casi giudiziari, di processi, penali soprattutto, e dei suoi protagonisti, principalmente giudici e avvocati;  non per caso il processo viene definito “dramma giudiziario”, avendo in sé una intrinseca forza drammatica perchè mette in scena i discorsi e le narrazioni con cui accusati e accusatori, testimoni e avvocati ricostruiscono i fatti oggetto della imputazione. 
 Nella società, e nel suo riflesso teatrale, sollecitato dalla realtà, il teatro suggerisce ed esprime il modo di concepire la giustizia, in tutto l'insieme di culture e tradizioni nella sua evoluzione e negli atteggiamenti che assume di fronte alla legge. 
 Normalmente gli avvocati, personaggi delle commedie, sono comunemente considerati nei loro atteggiamenti negativi, salvo eccezioni, e caratterizzati, in relazione alle epoche in cui vivono e operano e alle situazioni, spesso al limite dell'etica; le tragedie, i drammi e le commedie descritti nel testo sono emblematici dei sistemi teatrali del periodo in cui vivono gli autori, e riflettono, con una  continua sorta di contrappasso e di rivalsa, la mitologia e la realtà, la divinità e l'umanità, la passionalità e la freddezza, la comicità e la serietà, la identità professionale e l'assenza di personalità, la chiarezza e l'oscurità, la fortuna e la sfortuna, la cultura e la incultura, la saggezza e l'insipienza, la sapienza e l'ignoranza, la scaltrezza e la dabbenaggine, l'onestà e la disonestà, la sincerità e l'ambiguità, la correttezza e la slealtà, il senso di moralità e l'assenza di etica d'animo e professionale. 
 Il variegato mondo della “specie” forense riceve, nell'accostamento della finzione scenica alla realtà della vita, in una specularità fornita anche dall'ironia, qualunque sia l'esito del dramma, o della commedia o degli schemi narrativi, il coinvolgimento e l'applauso del pubblico che vede riflessa sulla scena i propri successi o insuccessi, negativamente o positivamente, la sua esperienza a contatto con gli avvocati, come è accaduta o come può accadere, esprimendo giudizi sullo spettacolo e sulla realtà, compensando la tristezza con l'allegria della scena, e con i fastidi e la sofferenza del vivere. 
 Le rappresentazioni teatrali, con le tragedie, le commedie, i drammi, le parodie si ispirano alla retorica: si può dire che il teatro è retorica, in quanto arte del discorso, della persuasione, della convinzione e della comunicazione; nel teatro viene adottata un sistema che può definirsi di “retorica teatrale” rivolta a educare, dilettare, suscitare impulsi dell'animo, passioni o commozioni, aspetti emotivi della vita, finalizzata a provocare il pianto o il riso."

Evento su Salvatore Morelli

 Martedì 22 ottobre 2023

Domenica 22 ottobre, alle ore 17:30, a Carovigno nel Salone del Castello si è tenuto l’evento dedicato a Salvatore Morelli.

 

Dalle parole dell’Avvocato Augusto Conte: “L’evento di domenica 22 ottobre nel castello di Carovigno in onore di Salvatore Morelli, figura poliedrica, ha fatto risaltare, negli interventi qualificati e approfonditi, le qualità della Sua personalità di storico, pedagogo, legislatore e fautore della parità di genere.
Le Sue proposte di legge hanno avuto attuazione decenni successivi, con la maturazione culturale della società e principalmente con il riconoscimento della piena personalità giuridica della donna.
Nel corso del cerimoniale sono stati presentati in ristampa, a cura encomiabile del prof. Nicola Terracciano di Napoli, gli scritti morelliani contenente, tra l’altro, una accurata storia della Città di Brindisi.
È stato fatto riferimento alla condanna applicata dalla Corte di Lecce (interamente riprodotta nel libro Sentenze Memorabili, per un fatto che l’Autore ha, a suo criterio, definito “una goliardata”!).
L’intento della Amministrazione Comunale e del Comitato che hanno indetto la celebrazione delle ricorrenze “morelliane” si propone di diffondere, d’intesa con la famiglia Lanzilotti-Morelli, discendente del Deputato al Parlamento, anche sui libri di testo, l’opera di Morelli, più conosciuta in altri Stati Europei e negli Stati Uniti di America, anche attraverso l’intitolazione di vie cittadine.
Al momento solo quattro Comuni in Italia si fregiano di aver intitolato vie cittadine a Morelli: Brindisi, San Vito dei Normanni, Napoli e Ceglie Messapica (con delibera 16.5.2016).” 

Sentenza nel processo ideato e drammatizzato dall'Avv. Augusto Conte

Sabato 2 settembre 2023
L'altra sera giovedì 31 agosto 2023, a partire dalle ore 18.00, presso il museo MAAC di Ceglie Messapica, a cura dell'Unitre, si è tenuto il processo di revisione della sentenza di condanna di Galileo Galilei. L'iniziativa culturale è stata ideata e drammatizzata dall'Avvocato Augusto Conte.
Dalle parole dell'Avvocato Augusto Conte:
"Grazie a tutti gli intervenuti anche a nome degli “interpreti”; dai commenti desumo che ho raggiunto la spirito e l’anima del processo da me ideato e drammatizzato, come processo “vero”, grazie all’impegno magistrale di tutti, da me invitati a rivestire i ruoli e scelti per le specifiche competenze.
Ho assunto l’iniziativa della registrazione che mi sarà consegnata a breve.
Per gli interessati comunico che gli altri processi da me realizzati sono accessibili su YouTube:
Processo Cotturelli, per la Settimana del Brigante a Villa Castelli.
Processo Ciaia, per il Comune di Fasano e l’Associazione Avvocati Fasano e Cisternino.
Processo Dante Alighieri.
Processo di Verona, quesì ultimi due, per UNITRE e per l’Assessorato alla Cultura di Ceglie Messapica.
Ringrazio gli Enti e le Associazioni che da otto anni hanno dimostrato interesse accogliendo le mie proposte di (ri)trattare processi che hanno lasciato significati storici e giuridici nel nostro Paese."
 

Dopo due ore di dibattimento, guidato dal Presidente Avv. Massimo Renna, assistito dalla verbalizzante Avv. Stefanis Bello e all’esito della discussione improntata alle argomentazioni storiche, teologiche e giuridiche pronunciate dal P.G. Dott. Salvatore Cosentino e dal difensore Avv. Augusto Conte, sulla scorta delle relazioni dei rispettivi consulenti tecnici, la giornalista Dott.ssa Agata Scarafilo e il Dirigente scolastico Dott. Francesco Dell’Atti, sulle diverse strategie ricorrenti nel processo Galilei, destrutturato e ristrutturato dalle egemonie esterne al giudizio e dopo mezz’ora di Camera di Consiglio, il Presidente della Giuria Avv. Carlo Panzuti ha pronunciato la decisione

 CORTE DESIGNATA AL PROCESSO DI REVISIONE
 
In nome del Popolo Italiano
La Corte in intestazione, nella composizione data e riportata nelle persone delle signore e dei signori
Carlo Panzuti Presidente
Imma Caricasulo Componente
Donato Carluccio
Franco Pio Dicembre
Angelo Picoco
Elio Romano
Enrico Quattrocchi 
Giuseppe Surace
Adele Tanzarella
chiamata a decidere sulla richiesta di revisione del giudicato della sentenza emessa in data 22 giugno 1633 in Roma dalla Suprema Sacra Congregazione del Sant’Uffizio a carico di Galileo Galilei, matematico, nato a Pisa il 16 febbraio 1564 e deceduto ad Arcetri l’8 gennaio 1642, emana la seguente 
 
• vista la costituzione delle parti;
 
Sentenza
 
• vista l’istruttoria esperita e il fascicolo del processo soggetto a revisione;
• sentita la discussione dei difensori delle parti;
• previa ammissione della richiesta di revisione, così come presentata dall’Assessore alla Cultura del Comune di Ceglie Messapica e per le finalità allegate, sussistendo gli elementi di cui agli artt. 629 e ss. c.p.p.;
considerando in fatto e diritto:
1) i consultori, incaricati dal tribunale il 19 febbraio 1616 di valutare se Galilei Galileo avesse effettivamente sostenuto il copernicanesimo e se esso potesse essere permesso o dovesse invece essere condannato nelle due proposizioni “che il sole sia immobile” e “che la terra si muova”, risposero qualificando la prima <<assurda in filosofia e formalmente eretica>> e la seconda <<erronea nelle fede>>.
2) Ricevuto il responso dei consultori, Papa Paolo V provvide incaricando il cardinale Bellarmino di (a) ammonire Galilei Galileo a non sostenere più l’astronomia copernicana come verità ma “ex suppositione” (si veda a tal proposito la copiosa documentazione da cui emerge tale specifico aspetto ed effetto del provvedimento papale) e (b) pubblicare la condanna dottrinale del 25 febbraio 1616 attraverso un decreto della Congregazione dell’Indice relativo ai libri “De revolutionibus orbium coelesticum” di Copernico, “In Job commentaria” di Diego de Zuniga e “La lettera del reverendo Padre maestro Antonio Foscarini sulla mobilità della terra e stabilità del sole”.
3) Nei decreta del Sant’Uffizio (registro in cui sono riassunte le materie discusse e le decisioni prese) il giorno 3 marzo 1616 è riportata la relazione del cardinale Bellarmino, da cui risulta che egli ammonì Galilei Galileo ad abbandonare l’opinione copernicana, ottenendo la sua sottomissione, e riferì sul decreto della Congregazione dell’Indice di proibizione di padre Foscarini e di sospensione con espurgazione dei libri di Copernico e de Zuniga, senza cenno alcuno a un precetto giudiziario adottato dal commissario Seghizzi del Sant’Uffizio.
4) In data 5 marzo 1616 fu pubblicato il decreto della Congregazione dell’Indice di proibizione e sospensione dei libri sopra richiamati al precedente “considerando 3”.
5) Solo nel fascicolo del processo è presente un succinto verbale datato 26 febbraio 1616 in cui si dà conto dell’ammonizione di abbandonare il copernicanesimo proferita dal cardinale Bellarmino a Galilei Galileo senza cenno alla sua sottomissione e accettazione, seguita subito da un formale precetto giudiziario impartito dal commissario Seghizzi, avanti a notaio e due testimoni (entrambi non indicati), di non sostenere in nessuna forma e in alcun modo – quovis modo – l’astronomia copenicana sotto pena, in difetto, di inquisizione. Il verbale non risulta sottoscritto dal notaio, da Seghizzi (solo dichiarato autore del precetto) e dai testimoni.
6) L’imputazione a carico di Galilei Galileo, che trova poi riscontro nella decisione oggetto dell’odierna revisione, è di avere commesso eresia per avere in sostanza tenuto, sostenuto e difeso la teoria copernicana, che invece era stata dichiarata e definita contraria alla sacra scrittura, vale a dire eretica.
7) Ebbene, dalle risultanze processuali emerge che il parere reso dai consultori (si veda il precedente “considerando 1”) e richiesto da Papa Paolo V, di eresia della tesi copernicana, non fu accolto e trasfuso in un provvedimento di eresia della Congregazione del Sant’Uffizio, a ciò deputata, o dallo stesso pontefice, mentre la dichiarazione che l’astronomia copernicana era “falsa dottrina pitagorica del tutto contraria alla sacra e divina scrittura” è contenuta solo nel decreto 3 marzo 1616 della Congregazione dell’Indice, il quale è funzionale alla sospensione con espurgazione del “De revolutionibus orbium coelesticum” di Copernico e non ha valore di definizione dottrinale, funzione attribuita in via esclusiva al Sant’Uffizio.
Né, del resto, la Congregazione dell’Indice è competente in materia di eresia, come definito e deciso da papa Clemente VIII il 29 gennaio 1600: << pieno e ampio potere non solo sui libri stampati e da stampare, sospendere, proibire e correggere, permettere e concedere, ma anche sugli autori di tali libri e su coloro che li stampano, li leggono o in qualsiasi modo e misura sono coinvolti nella materia dei libri proibiti, purchè non si intromettano in alcun modo in causa d’eresia e, quando ciò accada, la trasmettano subito al Sant’Ufficio dell’inquisizione romana ed universale che è l’unico ad avere competenza in tale materia >> (traduzione dal latino dell’epoca).
Dal punto di vista teologico e istituzionale il decreto 3 marzo 1616 dell’Indice non costituisce una condanna dottrinale dell’eliocentrismo, ma semplicemente un provvedimento contro i libri che sostenevano la sua concordanza con la sacra scrittura.
8) Dal punto di vista istituzionale la riprova di quanto esposto al precedente “considerando 7” è la distinzione dell’epoca tra libri eretici, a cui è riservata la completa proibizione con la nota “omnino prohibitus”, e libri non eretici, a cui è riservata la sospensione della pubblicazione e della diffusione con espurgazione con la nota “donec expurgetur” o anche “donec corrigatur”.
Dal punto di vista fattuale l’espurgazione del libro di Copernico fu affidata dall’Indice al cardinale Bonifacio Caetani, che a sua volta diede l’incarico operativo al consultore dell’Indice Francesco Ingoli. Furono predisposte poche correzioni al libro e approvate dall’Indice, dopo il consenso degli astronomi gesuiti; quindi nel 1620 Maddaleno Capiferro le pubblicò in un decreto dell’Indice stampato con il titolo di “Monitum ad Nicolam Copernici lectorem eiusque emendatio”, che determinò l’espurgazione di circa il 10% del “De revolutionibus orbium coelestium”.
Nell’introduzione del decreto dell’Indice si sottolinea che, benchè il libro di Copernico sia stato messo all’indice, << ciononostante poiché in questo libro sono contenute molte cose assai utili alla cosa pubblica, con unanime consenso i padri della sacra congregazione dell’Indice giunsero alla risoluzione di permettere le opere di Copernico finora apparse a stampa, dopo aver corretto quei luoghi nei quali di discorre del luogo e del moto non in via ipotetica ma assertiva >>.
9) In disparte il fatto storico, che trova conferma negli atti del processo, che non vi è certezza sull’esistenza del c.d. “precetto giudiziario Seghizzi” (esiste solo un verbale che lo richiama, non sottoscritto da alcuno, il quale è in aperto contrasto con i decreta del Sant’Ufficio del 3 marzo 1616 riportante la relazione del cardinale Bellarmino, il quale riferisce di avere ammonito Galileo e che egli si sottomise, rendendo dunque inutile il precetto, senza che si facci cenno all’esistenza del citato precetto), in ogni caso tale atto è ininfluente rispetto all’accusa di eresia, perché riguarderebbe la trattazione della tesi copernicana “quovis modo” che però non è stata dichiarata eretica.
10) Orbene, la teoria che “che il sole sia immobile e che la terra si muova”, sia che la si voglia attribuire esclusivamente a Copernico, sia che si voglia considerare che Galileo l’abbia trattata anche come propria nel “Dialogo dei massimi sistemi”, non è stata colpita da condanna di eresia e come tale non può dunque essere considerata, vale a dire eretica.
Diretta conseguenza di tale premessa fattuale e logico-giuridica è che Galilei Galileo non può avere commesso “veemente eresia” per carenza dell’oggetto su cui si vorrebbe basare l’accusa.
L’imputato va, dunque, mandato assolto con la formula più ampia e liberatoria, così restituendogli la dignità di uomo di scienza e della chiesa, come sempre ha manifestato di volere appartenere. La fama di scienziato, invero, non ha temuto contrazioni né limitazioni di sorte, tanto è stata acclamata e considerata universale.
P.Q.M.
la Corte, definitivamente pronunciando sulla revisione del giudicato della sentenza emessa in data 22 giugno 1633 in Roma dalla Suprema Sacra Congregazione del Sant’Uffizio a carico di Galileo Galilei, matematico, nato a Pisa il 16 febbraio 1564 e deceduto ad Arcetri l’8 gennaio 1642, così provvede:
1) in accoglimento della richiesta di revisione, assolve Galilei Galileo dalle accuse e imputazioni a lui ascritte perchè il fatto non costituisce reato;
2) autorizza la pubblicazione della decisione con i mezzi telematici più idonei e nei luoghi più adatti e la sua diffusione su tutti gli organi di informazione. 
 
Così deciso nella camera di consiglio del 31 agosto 2023 in Ceglie Messapica. Si procede al deposito e alla pubblicazione della decisione in pari data.
Carlo Panzuti Presidente estensore
Imma Caricasulo Componente
Donato Carluccio 
Franco Pio Dicembre
Angelo Picoco
Elio Romano
Enrico Quattrocchi
Giuseppe Surace
Adele Tanzarella