Visualizzazioni totali

Il progetto del Turismo della Valle d'Itria

 Giovedì 16 febbraio 2023

LA VALLE D’ITRIA UNITA ALLA FIERA DEL TURISMO

L’altro giorno il comune di Ceglie Messapica, insieme ad altri comuni della valle d’Itria, sono stati presenti alla B.I.T. di Milano (Borsa Internazionale del Turismo) dove è stato presentato insieme ai rappresentanti dei Comuni di Locorotondo, Cisternino e Ceglie Messapica, e alla presenza dell’Assessore regionale al Turismo Gianfranco Lopane, l’offerta turistica della Valle d’Itria per il 2023.

È stata l’occasione per introdurre il programma della 49^ edizione del Festival della Valle d’Itria insieme al nuovo direttore della comunicazione Biagio Scuderi, ma ci siamo anche soffermati su una serie di appuntamenti divenuti ormai imperdibili per la loro storicità, come il Festival del Cabaret, Piano Lab e Martina Angioina.

A questi eventi si aggiungono le iniziative “green” messe in campo da questa amministrazione, che ha deciso di investire anche su una forma di turismo lento ed ecosostenibile.

E’ stato divulgato infatti i tre itinerari escursionistici, che si sviluppano interamente sul territorio martinese e che si vanno ad aggiungere ai cammini che già attraversano le nostre campagne: la rotta dei due mari, il cammino materano e il cammino di Don Tonino Bello.

Da oggi i visitatori di Martina Franca potranno vivere un’esperienza unica, percorrendo a piedi o in bicicletta i “tratturi del bosco”, i “tratturi dei fragni” e i “tratturi dei vigneti” e potranno apprezzare Martina non soltanto per il barocco o per il centro storico, ma anche per tanti altri aspetti naturalistici.

Infine è stato presentato il nuovo servizio di audioguide, previsto in cinque lingue  per i principali luoghi di attrazione della nostra città. Grazie ad una moderna tecnologia basterà avvicinare il proprio smartphone al QR code posizionato davanti ai monumenti per ascoltarne la storia nella lingua prescelta.

Giornata del risparmio energetico

 Giovedì 16 febbraio 2023
GIOVEDÌ 16 FEBBRAIO INIZIATIVE A CEGLIE MESSAPICA PER LA GIORNATA DEL RISPARMIO ENERGETICO E DEGLI STILI DI VITA SOSTENIBILI: ALLE ORE 19.00 AL CASTELLO DUCALE “PIANOFORTE A LUME DI CANDELA” CON ANNE THOMAS.

La Città di Ceglie Messapica aderisce anche quest’anno alla Giornata del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, partecipando a “M’illumino di Meno”, la più grande campagna radiofonica di sensibilizzazione sui consumi energetici e sulla sostenibilità ideata da Caterpillar, storico programma in onda su Radio2. 
Giovedì 16 febbraio la nostra città parteciperà all’iniziativa con un gesto simbolico ed un particolare evento al Castello Ducale.
Il programma della giornata prevede:
- ore 18.00/20.00: in Piazza Plebiscito spegnimento dei 4 lampioni principali della pubblica illuminazione;
- ore 19.00: Castello Ducale, Concerto di “Pianoforte a lume di candela” con la musicista Anne Thomas. 
Come Amministrazione Comunale condividiamo fortemente lo spirito di questa iniziativa ed invitiamo, pertanto, per la giornata di giovedì 16 febbraio, tutti i cittadini a compiere un gesto simbolico sul tema del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili.
Questa giornata sarà un’occasione per poter gustare le bellezze della nostra città in un ottica diversa, dimostrando che con dei piccoli gesti e con delle azioni semplici e concrete la nostra Ceglie Messapica può davvero essere una “città sostenibile”.

L’Assessore alla Cultura e all’Ambiente Antonello Laveneziana
Il Sindaco Angelo Palmisano

Presentazione del libro con la partecipazione dell'Avv. Conte

 Venerdì 10 febbraio 2023
Il volume che sarà presentato, ideato e curato dall’Avv. Gianvito Mastroleo, Fondatore e Presidente Onorario della Fondazione intitolata all’On. Avv. Giuseppe DI Vagno, si aggiunge alle tre pubblicazioni della Camera dei Deputati sul delitto del 25 settembre 1921.
 Il libro, oltre alla presentazione dell’Avv. Mastroleo, contiene scritti di Vito Antonio Leuzzi, Giovanni Capurso, Ennio Corvaglia, Giulio Esposito, Pietro Rescigno, Augusto Conte.
 Il mio contributo riguarda la sentenza della Suprema Corte di Cassazione 22.3.1948,  n. 344, che a conclusione della tormentata e annosa vicenda giudiziaria, qualificando il reato come delitto preterintenzionale, modificando l’originaria imputazione di omicidio volontario, dichiaro’ estinto il reato per l’applicazione dell’amnistia del 1946, con un commento, di carattere storico-giuridico sul delitto preterintenzionale e sul dolo eventuale, sulla decisione, destrutturandola e ristrutturandola, con un percorso discorsivo nel quale la dimensione giudiziaria prevale sulla “egemonia” della politica.
 Ai vari processi intervenne, su posizioni contrapposte, il miglior Foro pugliese, e non solo (tra gli altri Armando Regina, Aldo Morlino, Bartolo Gianturco, Oronzo Massari, Vittorio Malcangi, Vittorio Russo Frattasi, Michele De Pietro, Giuseppe Papalia. Francesco Tamburini, Francesco Tanzarella).

Cerimonia di congedo dell'Arcivescovo Mons. Gianfranco Gallone

Domenica 5 febbraio 2023 
 
 
Nella serata di sabato 28 gennaio, nello Zambia, l’Arcivescovo cegliese Mons. Gianfranco Gallone, a nome di Sua Santità Papa Francesco, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica durante la quale ha imposto il Pallio all’Arcivescovo di Lilongwe S.E Mons. Tambala.
 
Il pallio è una fascia di lana tessuta a mano che si poggia sulle spalle e si fa poi ricadere davanti sul petto e dietro alle spalle. E' un paramento liturgico usato nella Chiesa cattolica e rappresenta la pecora che il pastore porta sulle sue spalle come il Cristo ed è pertanto simbolo del compito pastorale di chi lo indossa.
Con la riforma del pallio voluta da Paolo VI negli anni ‘70, il pallio viene concesso solo ai metropoliti, proprio a sottolineare il legame di chi porta il pallio con la Sede Apostolica.
Sempre in questi giorni si è tenuta la conferenza di congedo da parte dell’Arcivescovo Gallone, alla presenza di numerose autorità civili, religiose e militari e del Presidente della Repubblica del Malawi.

Gruppo lavoro sui Sistemi Scolastici

 Martedì 31 gennaio 2023

Italia, Macedonia del Nord e Svezia: Sistemi Scolastici a confronto. Gruppo di lavoro coordinato dal Prof. Silvano Marseglia, Presidente Europeo dell’AEDE.

Il Prof. Silvano Marseglia, Presidente Europeo dell’AEDE, ha coordinato un interessante Gruppo di lavoro sul sistema scolastico e sul ruolo delle rappresentanze dei genitori e degli alunni all’interno degli organi di gestione delle scuole secondarie superiore in Macedonia del Nord, in Svezia ed in Italia.
Notevoli sono stati i contributi della Prof.ssa Ksenja Avramceva per la Macedonia del Nord, della Prof.ssa Paola Francioso per l’Italia e del Prof. Ilias Agathangelidis della Svezia.

Nel corso del dibattito sono emersi aspetti molto interessanti che invitano ad un ulteriore approfondimento. In particolare la Macedonia del Nord resta parecchio condizionata da aspetti economici ed anche da una eccessiva convivenza multietnica. La Svezia, invece, vanta un sistema scolastico gratuito a tutti i livelli, comprese le scuole private e le Università. Altro aspetto importante della scuola svedese è rappresentato dal fatto che tutti gli alunni vengono ammessi automaticamente alla classe successiva. In sostanza non esiste la bocciatura.

Visto il risultato interessante dell’incontro il Prof. Silvano Marseglia ha preso l’impegno di continuare ad approfondire la conoscenza dei vari aspetti dei sistemi scolastici nei vari paesi dell’Unione Europea e dei Balcani.

Riflessioni dell'Avvocato Austo Conte sulla Shoa

 Domenica 29 gennaio 2023

GIORNATA DELLA MEMORIA (Legge 20.7.2000, n. 211).
 I campi di internamento.
 
 La casa rossa di Alberobello (Masseria Giganti), grande costruzione a 2 piani con circa 30 vani di varia grandezza. Sede di una scuola agraria nel 1940 fu individuata dal Ministero dell’ Interno come idonea per impiantarvi il più longevo campo di internamento italiano. Dal 1940 al 1943 ospitò inizialmente sudditi inglesi residenti in Italia, poi ebrei tedeschi, polacchi, italiani e antifascisti. Fra gli internati c’erano medici, architetti, ingegneri, musicisti, pittori che prestarono la loro opera professionale gratuitamente in cambio di vestiti e di cibo. Il pittore lituano Viktor Tschermon nella cappella della casa rossa in un grande quadro murale di m. 5,30 per 3,50 dipinse un murales ispirato alla vita di San Francesco e Santa Chiara. Dal 1944 al 1946 vi furono reclusi ex fascidti e militi della X Mas. Dal 1947 al 1950 vi arrivarono numerose donne, prostitute, ex collaborazioniste, nucleo familiari sbandati con numerosi bambini ed ebrei che speravano di emigrare in Palestina. Santa. Maria al Bagno di Nardo’ e La colonia Scarcilia di Santa Maria di Leuca ospitarono molti nuclei familiari di ebrei in attesa di imbarco per la Palestina. Tra questi anche la celebre Golda Meir. Anche qui sono presenti tracce della loro permanenza. Altro campo di internamento fu quello di Ferramonti di Tarsia in provincia di Cosenza. Fortunatamente non fu un campo di sterminio. Fu costruito nel maggio del 1940 in una zona paludosa e malarica dalla ditta Parrini di Roma che ottenne anche la manutenzione e la gestione dello spaccio alimentare . Il campo era costituito da 92 baracche e ospitò sino a 2000 internati con molti nuclei familiari.La direzione fu affidata al Commissario di PS Paolo Salvatore  alle cui dipendenze c’era il Maresciallo Marrari riconosciuto da tutti come molto umano e benevolo con una decina di agenti di polizia. Nessuno fu vittima di violenza o deportato. Gli internati potevano ricevere posta e cibo dall’esterno ed alcuni ottennero il permesso di lavorare all’esterno in cambio di cibo e vestiario. Ci fu libertà di culto e possibilità di avere una organizzazione interna. Si distinse per la sua opera il frate cappuccino Callisto Lopinot. Quando nel settembre del 1943 passarono le truppe tedesche in ritirata la direzione del campo fece disperdere la gran parte degli internati nei campi e il frate cappuccino fece issare una bandiera gialla per segnalare una epidemia di tifo. I tedeschi girarono  al largo. Ferraro ti fu il primo campo di internamento per ebrei istituito in Italia ed il primo ad essere liberato anche se molti decisero di rimanere perché non sapevano dove andare ed alcuni misero famiglia sul posto.  Il campo di Ferramonti fu definito dallo storico ebreo inglese Jonathan Steinberg come “ il più grande Kibbutz in Europa”. Gli ufficiali inglesi nelle loro relazioni lo definirono come un grande Villaggio piuttosto che un campo dì concentramento. 
 Le leggi razziali del 1938. I processi di Norimberga.
 Il 15.9.1935 nella Germania nazista furono emanate le leggi antisemite e razziste a Norimberga; in questa città, per ragioni simboliche e logistiche, dal 20.11.1945 all’1.10.1946 furono celebrati i processi ai criminali nazisti indetti l’11.11.1943 da Churcill, Roosvelt e Stalin.
 Le leggi razziali furono introdotte a difesa della razza ariana che fu ispirata ai popoli di origine indoeuropea di lingua sanscrita, nella quale il termine ariya’ significava l’uomo nobile e puro, e, con una confusione tra lingua e razza, fu ritenuto che i discendenti fossero da preservare da contaminazioni degli ebrei (semiti, discendenti di Sem) non ritenuti di origini indoeuropea.
 Dalla tradizione sanscrita fu mutuata la svastica (svasti, benessere, prosperità).
 In Italia il Regime fascista emano’ una serie di leggi razziali, che relegavano gli ebrei nei ghetti e li emarginavano dagli impieghi, dalle Scuole, dai matrimoni con ariani, escludendoli dall’insegnamento: una sorta di “morte civile” (pena abrogata secoli prima).
 La più rilevante fu la Legge 17.11.1938, n. 1728, ispirata dal famigerato Manifesto della Razza sottoscritto da dieci scienziati, che proclamava la esistenza della “razza italiana”, e la dichiarazione degli italiani come “razzisti”.
 In attuazione delle leggi iniziarono i rastrellamenti di ebrei, di indesiderabili, di avversari politici e di diversi per avviarli ai campi di sterminio, i lager: si ripeteva quello che nel Sesto Secolo a. C. era accaduto agli Ebrei deportati come schiavi dai Babilonesi (che ispirò a Verdi il Nabucco è il celebre coro, ...va, pensiero...); la diaspora rese gli Ebrei nomadi (gli Egiziani li definivano “coloro che transitano”.
 I sopravvissuti ai lager non diffusero per molti anni le atrocità subite, per pudore, perché non credibili e non ascoltati; la Shoah fu rivelata dai libri (Se questo è un uomo, di Primo Levi), da famiglie che avevano nascosto i perseguitati: ma furono i processi di Norimberga a rivelare la “soluzione finale” con l’esistenza delle camere a gas, indetti dal Tribunale militare internazionale (che processo’ i politici) e dal Tribunale militare di Norimberga in numero di dodici, con condanne a morte di trentasei responsabili degli eccidi; quest’ultimo Tribunale processo’, tra gli altri, i militari delle SS; i dirigenti della Krupp; i giudici; i medici (che effettuavano esperimenti, anche su veleni, su bambini): tranne il dott. Mengele, dottor “morte” che fuggi’ e non fu mai rintracciato, al contrario di Eichmann che fu “sequestrato” in Argentina nel 1960.
 La cattura di Eichmann fu “tollerata” dal Consiglio di Sucurezza dell’ONU, dopo un appassionato discorso di Golda Meir che mise a confronto l’”illegalità” della cattura e la legittimità del processo in Gerusalemme (al termine del quale Echmann fu impiccato nel 1962) con i crimini commessi.
 L’accusa per lui, come per gli altri, consisteva nella cospirazione per commettere crimini contro la pace; aver pianificato e intrapreso guerre di aggressione; crimini di guerra; crimini contro l’Umanita’.
 Le eccezioni di “irretroattività” delle contestazioni, della composizione dei Tribunali dei vincitori e, nel merito, di avere ubbidito a comandi non discutibili, furono tutte rigettate. Non fu processato Hitler, suicidatosi; in Italia non furono celebrati processi perché gli alti gerarchi furono tutti uccisi, compreso Mussolini, determinando la fine della Repubblica Sociale di Salo’.
 Le leggi razziali furono abrogate nel “Regno del Sud” in Brindisi capitale dal settembre 1943 al febbraio 1944, con Regio Decreto Legge 20.1.1944, n. 25 dal Comando Supremo dal Re Vittorio Emanuele controfirmato dal Primo Ministro e Guardasigilli Badoglio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale-Serie speciale del 9.2.1944, n. 5.

Viaggio scolastico verso il museo ebraico

Venerdì 27 gennaio 2023
“L’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremmo mai togliere il segnalibro della memoria”, Primo Levi.
“LA PASCOLI” IN VIAGGIO VERSO IL MUSEO EBRAICO DI LECCE…PER NON DIMENTICARE
 Il “Giorno della Memoria”, ovvero la giornata dedicata al ricordo dello sterminio nazista degli Ebrei, istituita con lo scopo di non dimenticare mai questo tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro paese e in Europa, affinché “simili eventi non possano mai più accadere”, è stato celebrato dagli alunni delle classi terze della Scuola “PASCOLI” dell’I.C. “Preside Lucia Palazzo”, diretto dalla dott.ssa Aurelia Speciale con la visita del Museo Ebraico e della Giudecca Medievale di Lecce.
Gli alunni, dopo essere stati adeguatamente edotti sul delicato tema della Shoah dai rispettivi docenti di Lettere, Cavallo, Mola, Rughi, Urso, e resi consapevoli dell’alto valore educativo della Memoria, perché “le cose che si dimenticano possono ritornare” , attraverso la visita del Museo Ebraico di Lecce, di Maide Art Gallery e dell’antica Giudecca Medievale , sono venuti a conoscenza di luoghi e testimonianze della comunità ebraica leccese. La visita è stata arricchita dalla proiezione di un commovente film-documentario “Rinascere in Puglia” sull’accoglienza salentina ai superstiti ebrei della Shoah e dalla mostra “A very narrow bridge” che ha presentato lavori di artisti israeliani che , attraverso l’uso di diversi linguaggi, hanno voluto creare un ponte di comunicazione tra culture, religioni e identità diverse. Il tour si è concluso con la visita dell’antica Giudecca Medievale, passando per via della Sinagoga, via Saponea e via Abram Balmes.
Sviluppare i valori della solidarietà umana, della fratellanza e della tolleranza è stata la finalità essenziale della visita, un’esperienza ricca di avvenimenti che hanno colpito dritto al cuore di alunni e docenti.
         La docente
         Prof.ssa Liliana Mola

Lezioni di diritto presso Unitre

 Martedì 24 gennaio 2023

LE NUOVE REGOLE PER L’ASSEGNAZIONE DEL COGNOME 
 La seconda lezione di Diritto dell'altra sera tenuta all’UNITRE di Ceglie Messapica, sulle regole per l’assegnazione del cognome nell’Ordinamento Giuridico ha riguardato l’identità personale, l’unità famigliare, e al contempo il rispetto dei generi.
 Il diritto al cognome, con il prenome, è stabilito dall’art. 6 e tutelato dall’art. 7 Codice Civile, insieme allo pseudonimo, riconosciuto dall’art. 9; il nome caratterizza e individualizza l’identità personale e sociale della persona, lo radica nella formazione famigliare e, attraverso le attribuzioni della formazione e crescita continua, anche in una proiezione futura, ne riflette la funzione sociale.
 La ricognizione normativa presenta(va) l’assegnazione del cognome con derivazione paterna; mentre per i figli nati dal matrimonio non è esplicitata nel Codice, desumendosi dal sistema secondo il quale la moglie assumeva il nome del marito proiettandolo sui figli, (la disposizione era comunque riportata nell’Ordinamento dello stato civile e la novella sul diritto di famiglia consentiva, invece della sostituzione del nome della moglie, l’aggiunta al cognome del marito di quello proprio), l’art. 262 Codice Civile, per i figli nati fuori del matrimonio stabiliva che in caso di riconoscimento comune dei coniugi il figlio assume il cognome del padre; lo stesso avviene in caso di adozione.
 Proseguendo nella ricognizione normativa di rango superiore (posta a fondamento della sentenza additiva della Corte Costituzionale n. 131 del 27.4.2022), gli art. 2 e 3 della Costituzione Italiana in vigore dall’1.1.1948, garantiscono e riconoscono i diritti inviolabili dell’uomo come singolo e nella formazione sociale e proclamano la pari dignità e l’uguaglianza senza distinzione di sesso; l’art. 117 Cost. alla potestà legislativa dello Stato Italiano pone vincoli derivanti dall’Ordinamento Comunitario e dagli obblighi internazionali.
 L’Ordinamento Comunitario stabilisce con la CEDU, negli art. 8 e 14, il divieto di discriminazione e il diritto al rispetto della vita privata e famigliare e con la Carta di Nizza negli art. 7 e 21, il rispetto della vita personale e famigliare di ogni individuo e vieta ogni discriminazione fondata sul sesso.
 La Corte Costituzionale, in via incidentale, è stata interpellata nel corso di un giudizio nel quale si sosteneva la illegittimità dell’art. 262 C. C, nella parte in cui disponeva l’attribuzione in caso di riconoscimento congiunto il nome del padre; la stessa Corte Costituzionale sollevava nel corso del giudizio di legittimità costituzionale dinanzi a se’ la illegittimità della stessa norma.
 La Corte, nel considerare superato il sistema “patriarcale”, ha ritenuto illegittimo l’art. 262 e, in considerazione del ritardo del legislatore nell’adeguamento del nome ai principi costituzionali e sovranazionali, con sentenza “additiva” ha inciso sulla attribuzione del nome, tenendo anche in considerazione il rispetto del ramo paterno e del ramo materno, e ha stabilito, in caso di riconoscimento congiunto dei genitori di figli nati fuori del matrimonio, che il figlio assume i cognomi di entrambi i genitori nell’ordine dagli stessi concordato (in caso di disaccordo è il giudice a disporre l’ordine), salvo l’accordo al momento del riconoscimento di attribuire il cognome di uno soltanto, o del padre o della madre.
 La sentenza, in base alle norme sulle funzioni della Corte Costituzionale, per effetto “domino” si riversa in via consequenziale sulla disciplina dei figli nati dal matrimonio o adottati; pertanto per l’innanzi la regola sul cognome dei figlio (l’attribuzione del prenome è libera e in caso di disaccordo provvede il giudice) consiste nell’accordo di assegnare ai figli il nome di entrambi i genitori, nell’ordine dagli stessi stabilito e concordato, o in alternativa nell’attribuzione del cognome di uno soltanto dei genitori, uniti o non uniti in matrimonio; stessa disciplina si applica per le adozioni.
 La Corte ha invitato il legislatore a emanare una appropriata disciplina per evitare la “moltiplicazione” dei cognomi.

Cerimonia di commemorazione del Carabiniere Angelo Petracca

 Lunedì 23 gennaio 2023
 
Ceglie Messapica, 23 gennaio 2023: Cerimonia di commemorazione del Carabiniere Ausiliario M.O.V.M. Angelo Petracca.

Alle 11.00 di stamane, alla presenza del Vicario del Prefetto di Brindisi, Dottoressa Maria Antonietta Olivieri, del Sindaco di Ceglie Messapica, Angelo Palmisano e del Comandante Provinciale Carabinieri di Brindisi, Colonnello Leonardo Acquaro, ha avuto luogo in Ceglie Messapica la cerimonia di commemorazione del Carabiniere Ausiliario Medaglia d’Oro al Valor Militare Angelo Petracca. Alla cerimonia ha partecipato anche una rappresentanza dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo. Nel corso della commemorazione è stata data lettura della motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare, resi gli onori ai Caduti e deposta una corona di alloro nei pressi di una targa commemorativa già presente sul luogo dell’eccidio, benedetta dal Cappellano Militare della Legione Carabinieri “Puglia”, Don Antonio Cassano.

Angelo Petracca nasce a Casarano (LE) il 6 gennaio 1970 – oggi avrebbe avuto 53 anni – e sin da piccolo si distingue per bontà d’animo, generosità, altruismo e tanto coraggio. Era un ragazzone alto un metro e 90, dal fisico possente, amico di tutti, mite, sempre sereno e solare. È morto nell’adempimento del proprio dovere, alle 13.30 di 33 anni fa, rispondendo all’imperativo etico di garantire la sicurezza delle popolazioni a lui affidate. Era libero dal servizio, si trovava in caserma a pranzare, ancorché fruisse di una giornata di riposo. In realtà, però, stava lavorando. E dire che suo fratello Massimo, la sera prima, gli aveva chiesto di accompagnarlo a un colloquio di lavoro a Bari. Ciononostante, Angelo va incontro al suo destino e, insieme a due colleghi risponde senza alcuna esitazione a una chiamata di aiuto da parte di alcuni cittadini che avevano visto quattro uomini incappucciati e armati di fucili a pompa e revolver, mentre tentavano di irrompere nella sede della Banca Popolare di Lecce. Sapeva benissimo Angelo che sarebbe potuto andare incontro alla morte, infatti quelli erano anni bui per Ceglie Messapica: circolava tanta droga e poi le rapine, spesso con sparatorie, erano purtroppo frequenti: poco meno di un anno prima, era stato ferito il Comandante di quella Stazione, il Maresciallo Vincenzo Gallo, che era riuscito a sventare l’ennesima rapina in banca e a ferire e arrestare uno dei quattro rapinatori, nel corso di un violento conflitto a fuoco. Angelo sapeva tutto questo ma non ha esitato a indossare il giubbetto antiproiettile, imbracciare una mitraglietta e seguire il Brigadiere Raffaele Iacuzio e il collega Oronzo Spagnolo. Giunti sul posto, i Carabinieri vengono sin da subito fatti segno di una violenta azione di fuoco da parte dei malviventi che facevano “da palo” a quello che stava tentando di sfondare il vetro blindato della banca con una pesante mazza di ferro. Nella circostanza, il Carabiniere Spagnolo, nello spostarsi per meglio sostenere l’azione di fuoco del Brigadiere Iacuzio, cade a terra colpito alle gambe. A questo punto, Angelo, resosi conto che i rapinatori continuavano cinicamente a sparare in direzione del commilitone ferito, senza un attimo di esitazione, pur conscio del gravissimo rischio cui egli stesso era costretto a esporsi, esce di corsa allo scoperto, attirandosi il fuoco dei malviventi, contrastandoli con ripetute raffiche di mitra, consentendo così al Carabiniere Spagnolo di trascinarsi al riparo. Poi però, colpito selvaggiamente alla testa da una scarica di pallettoni, stramazza al suolo, pur non rinunciando a un estremo tentativo di reazione armata. Reazione che ha il Brigadiere Iacuzio, il quale, nonostante avesse già esaurito il munizionamento, attraversa precipitosamente la strada per sottrarre Angelo alla furia dei malviventi che, da diverse direzioni, continuavano a sparare. Raggiuntolo e resosi conto della gravità delle sue condizioni, dopo aver chiesto a un vicino esercente di chiamare un’ambulanza e sfilata la pistola mitragliatrice imbracciata da Angelo, il Brigadiere Iacuzio ingaggia una nuova azione di fuoco contro i malviventi, attingendo il lunotto e la portiera anteriore sinistra della loro autovettura, facendoli prima indietreggiare e poi fuggire codardamente.