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Commemorazione Maggiore

Giovedì 23 gennaio 2024
LA COMUNITÀ DI CEGLIE MESSAPICA RICORDA IL MARESCIALLO VITTORIO MAGGIORE 

Nella mattinata di oggi si è svolta la cerimonia di commemorazione del Maresciallo della Polizia di Stato Vittorio Maggiore, Medaglia d'Oro al valore civile, in occasione del 52esimo anniversario dalla sua scomparsa, avvenuta il 19 gennaio 1973, durante un conflitto a fuoco avvenuto a Bari nel quartiere Poggiofranco. 

Presso la chiesa di Maria SS Assunta, alla presenza del Questore di Brindisi Dr. Giampietro Lionetti, del Vicario del Prefetto di Brindisi, la Dott.ssa Maria Antonietta Olivieri, del Sindaco di Ceglie Messapica Angelo Palmisano, delle Autorità civili e militari, dei figli del sottoufficiale Lucia e Tommaso, dei familiari, si è svolta la cerimonia religiosa celebrata da Don Claudio Macchitella, assistente spirituale della Polizia di Stato. Successivamente, presso il Cimitero comunale, nei pressi di una targa commemorativa già presente, si è data lettura della motivazione della Medaglia d'Oro, resi gli onori ai Caduti e deposta una corona di alloro. Il corteo ha poi raggiunto la lapide del Maresciallo per depositare un omaggio floreale.

La cerimonia si è conclusa con gli interventi in ricordo del Maresciallo da parte del Questore Giampietro Lionetti, dei figli Lucia e Tommaso e del Sindaco Angelo Palmisano. 

Il Maresciallo Vittorio Maggiore fu ucciso in una sparatoria avvenuta il 19 Gennaio 1973 nel quartiere Poggiofranco a Bari. Aveva 49 anni. Appartenete alla Squadra Mobile del capoluogo pugliese, insieme ad altri tre agenti stava attendendo l'uscita dall'abitazione dei genitori di un pregiudicato, latitante per un tentato omicidio.

Quando l'uomo uscì dalla casa e salì su un'auto, una Fiat 500, gli agenti cercarono di arrestarlo, ma questi reagì aprendo il fuoco contro di loro. Per non colpire le sorelle, il Maresciallo Maggiore si scagliò contro il ricercato cercando di disarmarlo, ma l'uomo  reagì sparando un colpo di pistola al volto di Maggiore, uccidendolo sul colpo.

Commemorazione Petracca

giovedì 23 gennaio 2024
CERIMONIA DI COMMEMORAZIONE DEL CARABINIERE ANGELO PETRACCA

Questa mattina, alla presenza del Vicario del Prefetto di Brindisi, la dottoressa Maria Antonietta Olivieri, del Comandante Provinciale dei Carabinieri di Brindisi, Colonnello Leonardo Acquaro, del Sindaco di Ceglie Messapica Angelo Palmisano, nonché delle massime Autorità civili e militari della provincia, ha avuto luogo a Ceglie Messapica la cerimonia di commemorazione del Carabiniere Ausiliario Medaglia d’Oro al Valor Militare Angelo Petracca. Alla cerimonia hanno partecipato i fratelli del decorato, signor Massimo e signora Giuliana, il Tenente Colonnello M.A.V.M. Raffaele Iacuzio, nonché una rappresentanza delle scolaresche degli istituti di Ceglie Messapica e un folto numero di cittadini. 

Nel corso della commemorazione è stata data lettura della motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare, resi gli onori ai Caduti e deposta una corona di alloro nei pressi di una targa commemorativa già presente sul luogo dell’eccidio, benedetta da parte del Cappellano Militare della Legione Carabinieri "Puglia" Don Antonio Cassano.

Angelo Petracca nasce a Casarano (LE) il 6 gennaio 1970 – oggi avrebbe avuto 55 anni – e sin da piccolo si distingue per bontà d’animo, generosità, altruismo e tanto coraggio. Era un ragazzone alto un metro e 90, dal fisico possente, amico di tutti, mite, sempre sereno e solare. È morto nell’adempimento del proprio dovere, alle 13.30 di 35 anni fa, rispondendo all’imperativo etico di garantire la sicurezza delle popolazioni a lui affidate. Era libero dal servizio, si trovava in caserma a pranzare, ancorché fruisse di una giornata di riposo. In realtà, però, stava lavorando. E dire che suo fratello Massimo, la sera prima, gli aveva chiesto di accompagnarlo a un colloquio di lavoro a Bari. Ciononostante, Angelo va incontro al suo destino e, insieme a due colleghi risponde senza alcuna esitazione a una chiamata di aiuto da parte di alcuni cittadini che avevano visto quattro uomini incappucciati e armati di fucili a pompa e revolver, mentre tentavano di irrompere nella sede della Banca Popolare di Lecce. Sapeva benissimo Angelo che sarebbe potuto andare incontro alla morte, infatti quelli erano anni bui per Ceglie Messapica: circolava tanta droga e poi le rapine, spesso con sparatorie, erano purtroppo frequenti: poco meno di un anno prima, era stato ferito il Comandante di quella Stazione, il Maresciallo Vincenzo Gallo, che era riuscito a sventare l’ennesima rapina in banca e a ferire e arrestare uno dei quattro rapinatori, nel corso di un violento conflitto a fuoco. Angelo sapeva tutto questo ma non ha esitato a indossare il giubbetto antiproiettile, imbracciare una mitraglietta e seguire il Brigadiere Raffaele Iacuzio e il collega Oronzo Spagnolo. Giunti sul posto, i Carabinieri vengono sin da subito fatti segno di una violenta azione di fuoco da parte dei malviventi che facevano “da palo” a quello che stava tentando di sfondare il vetro blindato della banca con una pesante mazza di ferro. Nella circostanza, il Carabiniere Spagnolo, nello spostarsi per meglio sostenere l’azione di fuoco del Brigadiere Iacuzio, cade a terra colpito alle gambe.
A questo punto, Angelo, resosi conto che i rapinatori continuavano cinicamente a sparare in direzione del commilitone ferito, senza un attimo di esitazione, pur conscio del gravissimo rischio cui egli stesso era costretto a esporsi, esce di corsa allo scoperto, attirandosi il fuoco dei malviventi, contrastandoli con ripetute raffiche di mitra, consentendo così al Carabiniere Spagnolo di trascinarsi al riparo. Poi però, colpito selvaggiamente alla testa da una scarica di pallettoni, stramazza al suolo, pur non rinunciando a un estremo tentativo di reazione armata. Reazione che ha il Brigadiere Iacuzio, il quale, nonostante avesse già esaurito il munizionamento, attraversa precipitosamente la strada per sottrarre Angelo alla furia dei malviventi che, da diverse direzioni, continuavano a sparare. Raggiuntolo e resosi conto della gravità delle sue condizioni, sfilatagli la pistola mitragliatrice, il Brigadiere Iacuzio ingaggia una nuova azione di fuoco contro i malviventi, attingendo il lunotto e la portiera anteriore sinistra della loro autovettura, facendoli prima indietreggiare e poi fuggire codardamente.

La cerimonia si è conclusa con un sentiti discorsi del Sindaco della città, Angelo Palmisano e del Comandante Provinciale, Colonnello Leonardo Acquaro.

Nel finale anche un gradito momento con una delegazioni di alunni e alunne del Primo e Secondo Istituto Comprensivo della città che hanno letto alcuni pensieri dedicati alla memoria del giovane Carabiniere e sottolineato come il suo sacrificio sia tuttora vivo nella cittadinanza cegliese. Un commovente pensiero al giovane Carabiniere, caduto in difesa della comunità di Ceglie Messapica 35 anni fa.

Nel ricordo del Maresciallo Vittorio Maggiore

LA COMUNITÀ DI CEGLIE MESSAPICA HA RICORDATO IL MARESCIALLO VITTORIO MAGGIORE. 
Presso la chiesa del cimitero di Ceglie Messapica, si è svolta l'altra mattina (venerdì 19 gennaio), una messa in memoria del Maresciallo Vittorio Maggiore, Medaglia d'Oro al valore civile, poliziotto in servizio presso la questura di Bari, che il 19 gennaio 1973, all’età di 49anni, fu ucciso da un pregiudicato. 
Stamani il Questore di Brindisi, Annino Gargano, il Prefetto di Brindisi, Michela La Iacona ed il Sindaco di Ceglie Messapica, Angelo Palmisano, insieme agli eredi del defunto, hanno reso omaggio alla memoria del servitore dello Stato. 
Alla commemorazione hanno preso parte i familiari e le istituzioni civili, militari e religiose. 
Il Maresciallo Vittorio Maggiore fu ucciso in una sparatoria avvenuta il 19 Gennaio 1973 nel quartiere Poggiofranco a Bari. Aveva 49 anni. Appartenete alla Squadra Mobile del capoluogo pugliese, insieme ad altri tre agenti stava attendendo l'uscita dall'abitazione dei genitori di un pregiudicato, latitante per un tentato omicidio.
Quando l'uomo uscì dalla casa e salì su un'auto, una Fiat 500, gli agenti cercarono di arrestarlo, ma questi reagì aprendo il fuoco contro di loro. Per non colpire le sorelle, il Maresciallo Maggiore si scagliò contro il ricercato cercando di disarmarlo, ma l'uomo reagì sparando un colpo di pistola al volto di Maggiore, uccidendolo sul colpo.

Giornata dell'Unità nazionale

Sabato 4 novembre 2023
GIORNATA DELL’UNITÀ NAZIONALE E DELLE FORZE ARMATE

Oggi, sabato 4 novembre 2023, alle ore 10.30, presso il Monumento ai Caduti in via San Rocco, è stata deposta dal Sindaco Angelo Palmisano una corona d’alloro, alla presenza del rappresentante del Comandante della locale Stazione dei Carabinieri e del Comandante della Polizia Locale, in occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Durante la cerimonia si è tenuto un momento di preghiera a cura del Parroco della Chiesa Madre Don Domenico Carenza. 
Il Sindaco ha rivolto ai presenti un indirizzo di saluto. Sono intervenuti, inoltre, gli studenti del CCR che hanno proposto alcune riflessioni sul tema della giornata. Come omaggio ai Caduti di tutte le guerre e alle Forze Armate sono stati eseguiti il brano “La leggenda del Piave” e l’Inno Nazionale.

Ceglie Messapica ricorderà la figura del sacerdote Cosimo Spina

Mercoledì 19 luglio 2023

Sabato 15 luglio, come è consuetudine, con inizio alle ore 16.45 è stata celebrata la santa messa nella Chiesa di Santa Maria al Monte, nella meravigliosa cornice del Sacro Monte di Varese, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità da parte di Unesco nel 2003. Del tutto eccezionale questa volta l’epilogo della santa messa, che ha visto il celebrante don Agostino Ferrario impartire la benedizione al ritratto pittorico del sacerdote Cosimo Spina, nato a Ceglie Messapica il 31 dicembre 1876 e deceduto il 21 agosto 1953. 
 
 
Dalle parole del pronipote Vito Elia, nato anch’egli a Ceglie Messapica ed ormai da decenni residente in terra lombarda, autore dell’opera pittorica e l’ideatore del 70esimo della commemorazione della morte del sacerdote Cosimo Spina. "L’idea di commemorare la morte del mio antenato sacerdote risale all’anno 2002. A quel tempo, da pro nipote, avevo maturato la convinzione di dover commemorare la figura di un santo sacerdote nel 50esimo della sua dipartita, tuttavia lo stesso anno accadde l’imponderabile, la mia povera mamma, Paola Spina, si ammalò gravemente, attraversando quasi tutto l’anno 2003 in grande sofferenza, morirà nel mese di ottobre. Fui molto colpito dalla prematura sua dipartita e del 50esimo non se ne fece più nulla. Dieci anni dopo circa, stessa storia per il povero papà Pietro ed anche per il sessantesimo non se ne fece più nulla. Passano inesorabilmente gli anni ed eccoci agli inizi del 2023 quando, nonostante gli insuccessi dei decenni prima, l’idea di realizzare il 70esimo emerge più forte che mai. Determinato come non mai, decido di riprendere il ritratto pittorico (tavola cm 100 x 140 circa) di don Cosimo, iniziato anni addietro con l’intento di portarlo a compimento. Non solo, chiedo ed ottengo da mio cugino Enrico Gallotto di Torino, figlio di Angela Spina, sorella della mia povera mamma, la composizione di un brano musicale dedicato. È lui stesso a ricordarmi che il brano me lo aveva spedito per posta in passato e che comunque me lo avrebbe inviato ancora con nuovi aggiornamenti.
Il ricevimento del brano risale solo a qualche giorno addietro, il 12 di luglio 2023, accompagnato, tra l’altro, dalle testuali parole del suo compositore: “Ho scelto un Ave verum corpus, un inno eucaristico di una certa solennità e importanza e perciò credo in linea con la ricorrenza”.
La mia idea progettuale vorrebbe celebrare il 70esimo nella città di origine del mio antenato sacerdote, che è Ceglie Messapica, il giorno 21 agosto, lo stesso della sua morte, di donare il ritratto pittorico alla chiesa Matrice o a quella di San Gioacchino, dove il Nostro ha portato avanti la sua missione, tra le due grandi guerre del secolo passato. Ma, come ho avuto modo di far sapere a don Domenico Carenza, parroco della chiesa Matrice di Ceglie, è mio desiderio poter dedicare alla comunità cegliese anche il brano musicale prima citato. Don Cosimo Spina è stato un molto stimato sacerdote cegliese, a tal proposito, vorrei ricordare cosa scrive lo storico locale Michele
 Ciracì nel suo libro “Patriae Decor Oggi”: Si deve a questo erudito prete il ripristino e l’inventario dell’archivio della Chiesa Collegiata di Ceglie. Animatore pastorale generoso e instancabile della comunità della chiesa di San Gioacchino che ha allevato generazioni di giovani ai sani principi morali, insieme ai sacerdoti Lisi e Mastro, è stata figura eminente a cavallo fra le due guerre.
D’altra parte, l’autore Domenico Caliandro, nel suo libro “Una Voce”, spende parole decisamente encomiabili nei confronti del mio antenato sacerdote. Ecco cosa scrive: “Nelle grandi feste della cristianità, era un impegno d’onore, accettato senza riluttanza, quella di comunicarci e confessarci. “S. Gioacchino” era la chiesa che, come tantissimi maschi di Ceglie, frequentavamo. In quell’ambiente sacro, affidato alle cure di tre validissimi sacerdoti: Don Paolo Lisi, Don Giovanni Mastro e Don Cosimo Spina, abbiamo potuto opportunamente favorire lo sviluppo delle nostre radici di cristiani, che hanno contribuito validamente perché rimanessimo saldamente ancorati alla nostra fede religiosa. Questi tre sacerdoti erano formidabili nel lavorare in gruppo. Credo che da soli sarebbero stati molto meno efficaci nella loro azione pastorale. Don Paolo era addetto alle pubbliche relazioni ed essendo molto autorevole, era il regista delle situazioni e il responsabile di tutte le attività che si svolgevano e che coinvolgevano masse enormi di ragazzi, di giovani e di adulti. Don Giovanni era l’addetto alle funzioni religiose: gravavano tutte sulla sua responsabilità, competenza e vocazione al servizio. Don Cosimo era il confessore di tutti, il padre spirituale, il teologo, il sacerdote che ti convinceva con la santità della sua vita, con la dolcezza e l’affabilità dei suoi modi, con le sue argomentazioni che erano sempre convincenti, rasserenanti, benefiche. Ricordando l’importanza che quest’ultimo sacerdote, in particolare, ha avuto nell’educazione di varie generazioni di cegliesi, un giorno, quando sono stato consigliere comunale, ho proposto e ottenuto, nella sede competente del Consiglio Comunale, che una strada del nostro paese fosse dedicata, appunto, al Sac. Don Cosimo Spina. (Domenico Caliandro, UNA VOCE, pagg. 18- 19).
In conclusione, è mio desiderio non aggiungere altro ed affidarmi alle importanti testimonianze dei due scrittori locali, per affermare l’opportunità, qualora ve ne fosse ancora bisogno, di una commemorazione che meritava certamente di essere celebrata nei decenni passati. Se la benedizione del ritratto di don Cosimo Spina, a margine della santa messa del 15 luglio appena trascorso, presso la bellissima chiesa di S. Maria al Monte di Varese, mirava a permettere ad alcuni pronipoti, residenti al nord ed impossibilitati a partecipare all’evento commemorativo in Puglia, di vivere un bel momento anticipatorio dello stesso evento, ora il mio invito è rivolto a tutta la comunità cegliese, per una partecipazione più larga possibile al 70esimo della morte del Nostro, che verrà celebrata in Ceglie Messapica tra il 22 o il 23 agosto p.v..(per sopravvenuta impossibilità il 21 agosto). Non nascondo l’auspicio che l’evento commemorativo possa calamitare la partecipazione attiva degli amministratori locali, delle forze dell’ordine e di tutte le comunità religiose, ma soprattutto dei 4 parroci delle 4 parrocchie della città messapica. A questi ultimi ho pensato di far dono di una particolare croce da me realizzata con legno d’ulivo, fatto pervenire da Ceglie attraverso l’intervento del mio amato cugino Mimmo Monaco, a cui va il mio più sentito ringraziamento.
Parlando di ringraziamenti, non posso dimenticare don Sergio Ghisoni, con il quale ho avuto i primi contatti a S. Maria al Monte, a don Agostino Ferrario che ha celebrato la santa messa del 15 luglio scorso. Ringrazio pure il mio amico Emilio Clerici e sua moglie Mariella De Bernardi, rispettivamente vice presidente e segretaria dell’Associazione Amici del Sacro Monte, la presidente della stessa associazione Maria Rosa Bianchi che ha avuto la bontà di avere in custodia il ritratto di don Cosimo Spina, prima e dopo il 15 luglio, nei locali dell’associazione. Ma i ringraziamenti vanno estesi a tutti coloro che sono stati presenti al momento della benedizione impartita da don Agostino Ferrario, tra i quali la mia ex collega di lavoro Mary Filippi, mia sorella Maria, mia moglie Arcangela, mio figlio Maurizio, mio figlio Massimiliano, mia nuora Maddalena ed i miei amatissimi nipoti Marta ed Emanuele.
Inoltre, desidero ringraziare anticipatamente tutti coloro che avranno la bontà di essere presenti all’evento commemorativo del prossimo mese di agosto, a cominciare da don Domenico Carenza e dall’Arcivescovo Gianfranco Gallone, che se presente in Ceglie, si è detto felice di celebrare/concelebrare la santa messa, in ricordo del nostro amato sacerdote Cosimo Spina."

Cerimonia di commemorazione del Carabiniere Angelo Petracca

 Lunedì 23 gennaio 2023
 
Ceglie Messapica, 23 gennaio 2023: Cerimonia di commemorazione del Carabiniere Ausiliario M.O.V.M. Angelo Petracca.

Alle 11.00 di stamane, alla presenza del Vicario del Prefetto di Brindisi, Dottoressa Maria Antonietta Olivieri, del Sindaco di Ceglie Messapica, Angelo Palmisano e del Comandante Provinciale Carabinieri di Brindisi, Colonnello Leonardo Acquaro, ha avuto luogo in Ceglie Messapica la cerimonia di commemorazione del Carabiniere Ausiliario Medaglia d’Oro al Valor Militare Angelo Petracca. Alla cerimonia ha partecipato anche una rappresentanza dell’Associazione Nazionale Carabinieri in congedo. Nel corso della commemorazione è stata data lettura della motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare, resi gli onori ai Caduti e deposta una corona di alloro nei pressi di una targa commemorativa già presente sul luogo dell’eccidio, benedetta dal Cappellano Militare della Legione Carabinieri “Puglia”, Don Antonio Cassano.

Angelo Petracca nasce a Casarano (LE) il 6 gennaio 1970 – oggi avrebbe avuto 53 anni – e sin da piccolo si distingue per bontà d’animo, generosità, altruismo e tanto coraggio. Era un ragazzone alto un metro e 90, dal fisico possente, amico di tutti, mite, sempre sereno e solare. È morto nell’adempimento del proprio dovere, alle 13.30 di 33 anni fa, rispondendo all’imperativo etico di garantire la sicurezza delle popolazioni a lui affidate. Era libero dal servizio, si trovava in caserma a pranzare, ancorché fruisse di una giornata di riposo. In realtà, però, stava lavorando. E dire che suo fratello Massimo, la sera prima, gli aveva chiesto di accompagnarlo a un colloquio di lavoro a Bari. Ciononostante, Angelo va incontro al suo destino e, insieme a due colleghi risponde senza alcuna esitazione a una chiamata di aiuto da parte di alcuni cittadini che avevano visto quattro uomini incappucciati e armati di fucili a pompa e revolver, mentre tentavano di irrompere nella sede della Banca Popolare di Lecce. Sapeva benissimo Angelo che sarebbe potuto andare incontro alla morte, infatti quelli erano anni bui per Ceglie Messapica: circolava tanta droga e poi le rapine, spesso con sparatorie, erano purtroppo frequenti: poco meno di un anno prima, era stato ferito il Comandante di quella Stazione, il Maresciallo Vincenzo Gallo, che era riuscito a sventare l’ennesima rapina in banca e a ferire e arrestare uno dei quattro rapinatori, nel corso di un violento conflitto a fuoco. Angelo sapeva tutto questo ma non ha esitato a indossare il giubbetto antiproiettile, imbracciare una mitraglietta e seguire il Brigadiere Raffaele Iacuzio e il collega Oronzo Spagnolo. Giunti sul posto, i Carabinieri vengono sin da subito fatti segno di una violenta azione di fuoco da parte dei malviventi che facevano “da palo” a quello che stava tentando di sfondare il vetro blindato della banca con una pesante mazza di ferro. Nella circostanza, il Carabiniere Spagnolo, nello spostarsi per meglio sostenere l’azione di fuoco del Brigadiere Iacuzio, cade a terra colpito alle gambe. A questo punto, Angelo, resosi conto che i rapinatori continuavano cinicamente a sparare in direzione del commilitone ferito, senza un attimo di esitazione, pur conscio del gravissimo rischio cui egli stesso era costretto a esporsi, esce di corsa allo scoperto, attirandosi il fuoco dei malviventi, contrastandoli con ripetute raffiche di mitra, consentendo così al Carabiniere Spagnolo di trascinarsi al riparo. Poi però, colpito selvaggiamente alla testa da una scarica di pallettoni, stramazza al suolo, pur non rinunciando a un estremo tentativo di reazione armata. Reazione che ha il Brigadiere Iacuzio, il quale, nonostante avesse già esaurito il munizionamento, attraversa precipitosamente la strada per sottrarre Angelo alla furia dei malviventi che, da diverse direzioni, continuavano a sparare. Raggiuntolo e resosi conto della gravità delle sue condizioni, dopo aver chiesto a un vicino esercente di chiamare un’ambulanza e sfilata la pistola mitragliatrice imbracciata da Angelo, il Brigadiere Iacuzio ingaggia una nuova azione di fuoco contro i malviventi, attingendo il lunotto e la portiera anteriore sinistra della loro autovettura, facendoli prima indietreggiare e poi fuggire codardamente.

50° anniversario dalla morte del Maresciallo Vittorio Maggiore

 Giovedì 19 gennaio 2023

Ucciso mentre arrestava un latitante: il ricordo del poliziotto Vittorio Maggiore.

 

Cinquanta anni fa, a Bari, il sacrificio del maresciallo di Ceglie Messapica. Stamani, giovedì 19 gennaio, una messa commemorativa in presenza del questore Annino Gargano.
Presso la chiesa del cimitero di Ceglie Messapica si è svolta una messa in memoria del maresciallo Vittorio Maggiore, poliziotto in servizio presso la questura di Bari che il 19 gennaio 1973, all’età di 51 anni, fu ucciso da un pregiudicato.
La tragedia si verificò a Bari, nel quartiere di Poggiofranco. Maggiore, insieme a tre colleghi, si era appostato all’esterno dell’abitazione dei genitori del pregiudicato, datosi alla macchia dopo un tentato omicidio. Quando gli agenti cercarono di bloccarlo, il malvivente reagì aprendo il fuoco.
Maggiore non rispose al fuoco per evitare di ferire le sorelle del pregiudicato e cercò di disarmarlo. Ma l’uomo lo uccise con un colpo di pistola al volto. Ne scaturì una sparatoria che si concluse con il ferimento e l’arresto del ricercato. Lievi ferite anche per le sorelle.
Il questore di Brindisi, Annino Gargano, e il sindaco di Ceglie Messapica, Angelo Palmisano, insieme agli eredi del defunto, hanno reso omaggio alla memoria di questo servitore dello Stato. Sia a Ceglie Messapica che a Bari è stata dedicata una via in memoria di Vittorio Maggiore.
Alla conclusione della cerimonia religiosa di commemorazione, celebrata da Don Claudio Macchitella, assistente spirituale della Polizia di Stato, un composto corteo ha raggiunto la lapide del Maresciallo per depositare un omaggio floreale.

Il maresciallo Vittorio Maggiore, all’epoca dei fatti, è stato insignito medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione: "Comandante di una pattuglia in servizio di perlustrazione, scorto, in pieno centro, un pericoloso malvivente colpito da mandato di cattura, con pronta determinazione lo affrontava per arrestarlo. 
Malgrado il latitante, con improvvisa reazione, avesse aperto il fuoco, mettendo a repentaglio l’incolumità pubblica, non esitava, con eccezionale coraggio e sprezzo del pericolo, a lanciarglisi contro, nel generoso intento di immobilizzarlo e disarmarlo. Durante tale eroico tentativo, veniva ferito mortalmente, dando mirabile esempio di fulgido altruismo e di altissimo senso del dovere spinti fino all’estremo sacrificio."

Bari, 19 gennaio 1973.