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ANTONELLA RICCI INTERVISTATA DA UN GRUPPO DI ALUNNI

GIOVEDI' 6 GIUGNO 2013




In occasione di una visita guidata presso il ristorante ‘Al fornello’ da Ricci per elaborare un articolo intervista finalizzato al progetto New Paper Game del 2° Istituto Comprensivo di Ceglie Messapica alcuni alunni della redazione del progetto hanno posto alcune domande allo chef stellato Antonella Ricci che ci ha, poi, fatto scoprire il suo mondo fatto di professionalità, genuinità e tanto affetto.


Quando hai capito che avresti svolto questa professione a tempo pieno?
Ho sempre collaborato nella cucina dei miei genitori, nelle festività, nei fine settimana, in estate, ma ho deciso di fare questo mestiere a tempo pieno subito dopo gli studi universitari, quando era necessario decidere se portare avanti l’azienda di famiglia.

E’ più difficile per una donna svolgere questo mestiere?
E’ molto più difficile perché è un settore a figure prevalentemente maschili; quando ho finito gli studi universitari andai in Francia per specializzarmi; all’inizio è stata dura, ho dovuto fare solo i lavori più umili della cucina, ma guardando ho imparato ugualmente. Però, c’è un elemento che contraddistingue la mia professione come chef donna: anche in questo caso la tradizione è stata determinante perché nel sud Italia le vere cuoche erano tutte donne, dalle massaie di casa a coloro che si occupavano di fare il pane, le focacce, le conserve, ecc. per tutti.

Quanto conta nella tua cucina essere cegliese?
Essere cegliese nella cucina dei Ricci è fondamentale perché è una cucina legata al territorio, con radici profonde nella tradizione per cui ogni qualvolta mi sposto sia per manifestazioni, per dimostrazioni e per lezioni di cucina all’Alma di Parma, porto con me tutti i prodotti particolari che caratterizzano la nostra terra e la nostra tradizione. Alcuni vengono spediti prima che io parta, in mezzi refrigerati, i prodotti più freschi invece li porto con me perché vengono acquistati in mattinata tipo stracciatella, mantecata, ecc. Senza il prodotto cegliese non ci sarebbe la tavola di Ricci.

Se non avessi fatto lo chef quale mestiere avresti svolto?
A me piace tanto lavorare la pasta fresca, avrei creato un laboratorio di pasta o un’azienda confetturiera, comunque sempre nel settore del prodotto alimentare.

Come si svolge la tua giornata tipo sul lavoro?
La mia giornata inizia prestissimo, alle sette sono già in cucina, poi accompagno la più grande delle mie figlie a scuola; dopo ritorno in cucina  e inizio a preparare qualcosa fino a quando non è pronta l’altra più piccola che entra a scuola alle nove. Alla spesa in cucina ci pensa mio marito, anche lui chef, che ha ereditato da mio padre questa delicata mansione; la ricerca degli ingredienti avviene nei posti in cui si offrono prodotti unici del territorio che poi costituiranno la base della nostra cucina. Altri prodotti li prendiamo direttamente dal piccolo contadino tipo le erbe spontanee, alcuni formaggi tipici ecc, così diamo una mano anche all’economia locale che in questo momento di crisi colpisce soprattutto i piccoli rivenditori. Si finisce non prima della mezzanotte/l’una di notte.

Ci sono dei piatti che preferisci cucinare e mangiare?
Si in assoluto le orecchiette con cacioricotta e basilico, grande soddisfazione per il gusto e per la mente.

C’è stato un momento in cui hai dubitato di potercela fare?
Si, è stato quando è scomparso mio padre; sentivo la responsabilità di un’attività da mantenere viva seguendo l’esempio dei miei genitori. In questi momenti mia madre è stata fondamentale per noi perché ci ha aiutato e confortato. Allora c’è stato un momento in cui abbiamo riorganizzato tutto nel ristorante tenendo fede al lavoro svolto dal 1966 dai miei genitori e ancor prima dai miei nonni.
Infatti il ristorante nasce dall’arguta idea della nonna paterna che era solita ospitare ogni giorno tanti amici a tavola. Fu lei un giorno a suggerire al marito di aprire un ristorante, così da trasformare l’ospitalità e la buona cucina in mestiere.

E’ possibile secondo lei insegnare la cucina anche a bambini come noi? Lo farebbe?
E’ un’esperienza che farò, non appena avrò dato avvio alla Scuola Internazionale Di Gastronomia Mediterranea che avrà sede qui a Ceglie; è possibile trasmettere l’amore per questa professione anche a bambini della vostra età, magari divertendoci in cucina, così come hanno imparato le mie figlie che già sanno fare bene pasta, biscotti ed altre piccole cose.

Si può esportare la cegliesità anche attraverso un buon piatto? Come?
La cegliesità si esporta attraverso la ricerca costante del prodotto della nostra terra cucinato con abilità e creatività; la base del piatto conta tanto perché crea la singolarità. Senza la cegliesità la tavola dei Ricci non sarebbe quella che in effetti è.

Le tre cose più importanti per te.
Olio extravergine d’oliva, farina, acqua.

Un ricordo particolare con papà Angelo.
Un ricordo speciale di mio padre riguarda le nostre uscite per masserie a recuperare tutti i prodotti del posto usati nella nostra cucina; ricordo anche quando ci si alzava presto, anche alle tre di notte, per andare a prendere gli animali da macellare poi e da cuocere al fornello. Alle masserie si conoscevano tante persone diverse che avevano fatto dei loro prodotti la loro peculiarità.




Docenti interessati: Ins. Santacroce M., Prof.ssa Olga Sarcinella
Classi e alunni  interessati:
Primaria ‘Bosco’
5 A Galetta Giuseppe Pio – Valente Daniela;
5 B Menga Francesco
Primaria ‘Giovanni XXIII’
5 A Lombardi Riccardo – Cavallo Emiliana
5 B Dicembre Tatiana – Gianfreda Veronica
Scuola Secondaria di Primo Grado ‘ L. da Vinci’
1 A Salonna Sabrina – Elia Antonio – Gioia Rocco – Palmisano Luca
2 A Caliandro Cristina – Antico Carlo
1 C Elia Maria Chiara – Urso Pietro


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